C'era una volta Gorz. Gorizia, la città più tedesca del "nord est italiano"

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    Gorizia è oggi, a causa degli eventi del '900, conosciuta forse come la città più italiana, delle italiane, anche se la sua peculiarità discende dal passato asburgico, quello che affascina, quello che interessa i turisti, insieme alla questione dell'ultimo "muro" caduto che divideva Gorizia da Nova Gorica. A partire dal 1500 Gorizia conobbe la sua svolta, una città dove convivevano, senza ghettizzarsi, idiomi diversi, dove la cultura germanofona era rilevante, con l'ultimo censimento dell'Impero che arrivava a contare poco più di 3000 cittadini di lingua tedesca. Tedesco, sloveno, friulano, italiano. Il nome Gorizia, è un nome slavo, una città dallo spirito tedesco, di cui oggi si è praticamente perso pressoché ogni traccia. Salvo iniziative di qualche realtà associativa privata, che mantengono con impegno e passione viva la lingua tedesca a Gorizia e contributi da parte di alcuni storici e studiosi, in città si è assistito ad un vero e proprio annichilime

Quel cippo fascista dedicato a Corridoni sul Carso isontino




Camminando per i sentieri carsici, dominati dal rosso, e si dice che siano le lacrime di sangue della madre terra a ricordo per l'eternità di quella macelleria umana che è stata la prima guerra mondiale,
all'improvviso apparirà, quasi dal nulla, una colata marmorea immensamente bianca. Bianca e possente. Intuisci subito di cosa potrebbe trattarsi. Pochi passi e il dubbio sarà certezza. Un monumento fascista, edificato nel 1933, come si può vedere da questo filmato storico del giugno del 1933 nelle cui note di accompagnamento si legge: la scritta sul cippo 'qui eroico combattente cadde Filippo Corridoni fecondando col sacrificio della vita la gloria della Patria e l'avvenire del lavoro' ; campo lungo sul cippo marmoreo dal basso verso l'alto, alla cui testa vi è una aquila littoria ; il momento del raduno  per la benedizione del cippo alla presenza della madre del sindacalista ; la donna è seduta, prega e si dispera, una donna la incoraggia carezzandole il volto ; il vescovo che officia la benedizione è di spalle.




Opera altra quasi 25 metri, dicono che sia per la precisione di 23 metri, voluta da Mussolini, con i simboli tipici del periodo dittatoriale italiano ed immancabile sarà l'Italia fascista, quella che ancora oggi molti vorrebbero che ritornasse in vita, con l'Istria e Fiume e la Dalmazia, ad esempio, italiane.





Una robaccia enorme che inquina il Carso. E che stona completamente con quella memoria critica e consapevole e non celebrativa che oggi si vorrebbe e si dovrebbe affermare mentre cammini oltrepassando ciò che rimane delle trincee o superando qualche cartello bucato da un paio di fucilate ed arrugginito dalla trascuranza.

E ti chiederai ma come è possibile che sia sopravvissuto alla guerra di liberazione? Perché non è stato distrutto? Sulla figura di Corridoni, ancora oggi esistono due contrapposizioni, Giuseppe di Vittorio così si pronunciò:  « È un'infame invenzione di Mussolini, Corridoni non sarebbe mai stato fascista. Era troppo onesto, coraggioso, leale, per mettersi al servizio degli agrari! ». Senza dimenticare la posizione dell'USI sezione di Gorizia e Monfalcone: "Il fatto che fascisti, post-fascisti o neofascisti si possano appropriare senza colpo ferire di questa figura è insostenibile non solo per la scorrettezza storica, ma anche perché a farlo sono soggetti che nulla hanno a che fare con la pratica di Corridoni e del sindacalismo rivoluzionario". Può essere che abbiano ragione, oppure anche no. E' stato interventista, ha avuto contatti con uomini che saranno esponenti di primo piano nel fascismo, come Razza e non solo. Intanto l'unica certezza che hai è che lì sul Carso, sono esattamente cent'anni che Corridoni ha trovato la morte ed era il 23 ottobre del 1915, che ad onorarlo e ricordarlo sono soprattutto, in loco, forze neo fasciste, di destra od estrema destra. E quel monumento alla storia che verrà, alle generazioni che verranno altro non ricorderanno che Corridoni per il fascismo è stato un simbolo, è stato usato come simbolo ed è stato monumentalizzato per il tempo che verrà questo simbolo con una densa colata bianca orripilante, inquinante ogni senso di rispetto verso quel Carso lacrimante ancora oggi sangue al giungere dell'autunno.  

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